Friedrich von Hayek


Premio Nobel per l’economia nel 1974, esponente di rilievo della scuola economica austriaca, ne ha sviluppato gli indirizzi teorici collegando le teorie dei prezzi, del capitale, del ciclo e della moneta in una visione integrata dei processi di mercato. Assertore di principi liberali, si mostra da sempre contrario ai piani economici e ammette solo limitati interventi dello stato. La scuola a lui ispirata si è strutturata attorno alla Sociedad del Monte Peregrino, ed ha influenzato nella storia figure come Reagan, Thatcher e Pinochet.

Il pensiero economico e politico di Friedrich A. von Hayek si è imposto come fondamento ideologico dell’ordine liberale. È al contempo il prodotto di una storia particolare e di una rete relazionale che si è sviluppata all’ombra delle grandi fondazioni statunitensi. Il valore della libertà individuale, scrive a più riprese Hayek, poggia soprattutto sul riconoscimento dell’inevitabile ignoranza di tutti noi nei confronti di un gran numero dei fattori da cui attori da cui dipendono la realizzazione dei nostri obiettivi. La libertà è fondamentale, in questo contesto, per far posto all’imprevisto e all’imprevedibile; ne abbiamo bisogno perché come abbiamo imparato, da essa nascono le occasioni per raggiungere molti dei nostri obiettivi. Ogni singolo sa poco di suo, per cui finisce per affidarsi agli sforzi indipendenti e concorrenti dei molti, per propiziare la nascita di quel che desidereremo quando lo vedremo.

Hayek scrive “La via della schiavitù” (edizioni Rubbettino) in piena guerra mondiale (1943), e discute approfonditamente di quella libertà che i totalitarismi (nazismo, fascismo e comunismo) hanno denigrato e distrutto in nome di una società perfetta, ciecamente orientata verso il fine del “bene comune” (puramente utopico, a quanto risulta fino ad oggi).

Analizzando le cause che conducono al totalitarismo e le gravi conseguenze della pianificazione economica e sociale, Hayek racconta in modo lucido e spietato il mondo di oggi. “La società libera” (sempre Edizioni Rubbettino) è poi uno dei grandi classici del pensiero del ‘900, in quanto fornisce al lettore una filosofia politica omnicomprensiva di F. v. Hayek, trattando anzitutto l’idea di convivenza e la sovranità del diritto.

 

Non c’è niente nei principi fondamentali del liberalismo che lo configuri come un credo stazionario; non ci sono regole rigide stabilite una volta per tutte. Il principio fondamentale, secondo cui nel gestire i nostri affari dobbiamo fare uso il più possibile delle forze spontanee della società e ricorrere il meno possibile alla coercizione, è suscettibile di un’infinita varietà di applicazioni. (La via della schiavitù)

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