Ha ragione la Cirinnà: Dio, Patria e Famiglia è uno slogan fascista. E chi lo difende da sinistra sbaglia due volte


Non sopporto il motto boia chi molla eppure sono un grande ammiratore della perseveranza, penso addirittura di essere un perseverante e ho grande stima per chi non smette di crederci. Per questo rimango basito di fronte alla polemica che si è rovesciata su Monica Cirinnà e quella sua foto che ironizza in romanesco un cartello che ne riporta un altro di motto, della stessa matrice, che dice Dio patria e famiglia eppure non parla né di religione, né di donne e tantomeno di famiglie.
Come boia chi molla è un trucchetto infame per schiacciare l’occhio al fascismo perché entrambi, come tanti altri, sono gli stereotipi mussoliniani che qualcuno, molto in alto, sta irresponsabilmente cavalcando, riproducendo quei motti sperando che se ne sia perso il sottotesto, il significato storico e il contesto in cui venivano usati. Prendere per il culo uno che urla Dio patria e famiglia è un gesto di antifascismo, e non ha niente a che vedere con la polemica che gli amici dei fascisti (appunto) e alcuni antifascisti molto confusi tra i presunti democratici stanno discutendo in queste ore. Anzi: prendere per il culo quel motto è antifascismo. Antifascismo fatto in modo romanesco, più o meno sgraziato (de gustibus, io personalmente l’ho trovato molto simpatico) ma antifascismo.
Chi urlava Dio patria e famiglia non era minimamente interessato al volere di Dio (che non penso abbia preso bene qualche milione di ebrei ridotti in cenere), non ha niente a vedere con i diritti delle donne (che anzi, sono maestosamente descritte nel volantino retrogrado leghista della provincia di Crotone, enciclopedia di quello che alcuni uomini vorrebbero che la donne fosse) e nemmeno con la Patria, che era il vessillo da sventolare per compiere atti abbietti e provare comunque a giustificarli (vi viene in mente il caso Salvini-Diciottti? Ecco, quello è niente).

O siamo un Paese con una pessima memoria storica oppure semplicemente qualcuno che sia davvero così facile prenderci in giro dando significato a parole che erano solo vessilli mandati a memoria per urlare la propria appartenenza.
Qualcuno (sono più o meno sempre i soliti) dice che i sinistri vogliono impedire agli altri la libertà di vivere la vita che vogliono eppure, senza bisogno di sinistri, qui c’è di mezzo una cosa che si chiama (sottile) apologia di fascismo e un antifascismo che sarebbe addirittura obbligatorio per Costituzione se non si fosse in un periodo in cui professarsi nostalgici mussoliniani sia diventato addirittura un motivo di vanto. Anzi, è proprio dietro a quel motto che ci sono gli obblighi di ubbidire a un solo stile di pensiero e di vita.
Dai, su, fate i seri. E lo dico non tanto a quelli di destra che l’odore di quel motto ce l’hanno davvero nel programma elettorale (o in qualche DDL come quello di Pillon) ma soprattutto tra quelli del Partito Democratico che dimostrano, per l’ennesima volta, di essere la sponda perfetta di qualsiasi destra possibile immaginaria. E lo dico al prolifico Calenda, che tutto preso dal nuovo logo del listone per le prossime europee, compie un errore di comunicazione madornale: accusato da più parti di essere troppo di destra si affanna a difendere il Dio patria e famiglia come se fosse il grande problema del giorno.
In tutto questo rimane il fatto, tra l’altro, che Monica Cirinnà si spenda, da sempre, proprio per rompere gli stereotipi e per allargare i diritti (che poi ci riesca o no del tutto questo è un altro discorso) e figuratevi se proprio lei, nel partito dove alloggiano cattolici in ogni dove, si metta in testa di andare a toccare i diritti degli altri.
Quella frase è una pessima frase perché è la sigla di un pessimo periodo storico, addirittura combattuto per far nascere la Repubblica e la democrazia. Non arrotolatevi, su.

https://www.linkiesta.it/it/article/2019/03/11/cirinna-cartello-8-marzo-dio-patria-famiglia-antifascismo/41366/
Fonte: Corriere quotidiano – Ha ragione la Cirinnà: Dio, Patria e Famiglia è uno slogan fascista. E chi lo difende da sinistra sbaglia due volte