Il decretone del governo ottiene il primo sì. Le modifiche introdotte 


Agf

Di Maio e Salvini

Primo via libera a reddito di cittadinanza e quota 100 per la pensione anticipata. Il decretone con le misure bandiera di M5s e Lega ha incassato il disco verde del Senato con 149 sì al termine di un dibattito acceso in Aula che ha costretto la presidente, Elisabetta Casellati, a sospendere i lavori e a richiamare più volte all’ordine i senatori.
Proteste si sono levate dai banchi del Pd durante l’intervento di Paola Taverna (M5s). La vicepresidente di Palazzo Madama ha attaccato ripetutamente il Partito democratico difendendo il reddito di cittadinanza. “Qualcuno dice che il reddito di cittadinanza è elemosina. Magari ce lo dice chi l’elemosina l’ha fatta veramente, con gli 80 euro. E a qualcuno – ha osservato ironicamente la senatrice – l’ha pure chiesta indietro. Dov’è la sinistra? L’avete rinnegata in tutti i modi, avete proposto persino un referendum per abolire l’unica misura che combatte la disuguaglianza”.
“Sono molto soddisfatto”, si è limitato a commentare il vicepremier Luigi Di Maio uscendo dall’Aula. Mentre la Lega festeggiava in strada, sotto Palazzo Madama, il primo risultato su quota 100. I senatori hanno sfoggiato cartelli con la scritta ‘Quota 100 Stop Fornero’. “Siamo molto felici e contenti del risultato raggiunto: impegno mantenuto, stop alla Fornero. Finalmente – ha dichiarato il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo – abbiamo superato una riforma che ha fatto male al Paese, da una parte vogliamo mandare in pensione anticipata persone che lo meritano e dall’altra favorire il ricambio occupazionale per fare in modo che molti giovani possano finalmente trovare un posto di lavoro”.
Reddito di cittadinanza – Molte le modifiche introdotte al testo nel corso del passaggio al Senato: c’è il ‘salario minimo’ per i beneficiari del reddito di cittadinanza che saranno obbligati ad accettare un lavoro solo se lo stipendio supera gli 858 euro al mese. Via libera anche alle maxi sanzioni ai datori di lavoro che impiegano in nero i lavoratori stranieri o minori o irregolarmente i beneficiari del reddito e i paletti più rigidi per l’accesso degli stranieri al reddito.
Tfs Statali – Innalzato da 30.000 a 45.000 euro l’anticipo del Tfs (Trattamento di fine servizio) per gli statali e arrivano maggiori tutele della privacy per le spese e i prelievi effettuati con la Card per il Reddito. Ci sarà più tempo per la pace contributiva: si potrà saldare quanto dovuto in 10 anni. E per far fronte alle richieste delle Regioni, pronte allo scontro, servirà il loro parere per assumere i navigator, i tutor che guideranno i beneficiari del reddito nella ricerca di un lavoro.
Il provvedimento, che scade il 29 marzo, passa ora all’esame della Camera ma per l’attuazione piena delle misure ci vorranno più di una decina di provvedimenti attuativi. Rinviati a Montecitorio alcuni ‘nodi’, a partire dalle risorse per famiglie numerose e disabili su cui Lega e M5s avrebbero raggiunto un’intesa di massima condizionata all’incognita delle coperture.
Pensione di cittadinanza – In cantiere, vi sarebbe una norma per garantire la pensione cittadinanza ad anziani che accudiscono disabili gravi. Si starebbero valutando anche dei ritocchi della soglia dei beni mobiliari per l’accesso al reddito così come la revisione della scala di equivalenza (da 2,1 a 2,2) per i disabili gravi. Infine, allo studio vi sarebbe anche la possibilità per le madri che si occupano di disabili gravi di andare in pensione prima.
Inps e sindacati – Nel restyling della seconda lettura potrebbero trovare spazio anche le norme per introdurre la figura del vicepresidente Inps e lo stop alla finestra mobile di tre mesi per i lavoratori impegnati in attività gravose. Resta aperta inoltre la partita dei tagli alle pensioni dei sindacalisti: dopo vari annunci i 5 Stelle hanno prima presentato e poi ritirato al Senato (anche per lo stop della commissione Bilancio) un emendamento che prevedeva di rivedere il conteggio dei contributi figurativi negli anni di aspettativa per attività sindacale e il progressivo ricalcolo contributivo dell’assegno per chi già percepisce un trattamento pensionistico secondo il vecchio sistema retributivo.
Ma l’intenzione è di ripresentare la proposta a Montecitorio. Il Governo ha inoltre più volte annunciato l’intenzione di far salire dai 45 anni fissati dal decreto ad almeno 50 il tetto anagrafico per usufruire del riscatto agevolato della laurea. E anche questo potrebbe essere uno dei temi su cui si interverrà alla Camera.
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Fonte: Corriere quotidiano – Il decretone del governo ottiene il primo sì. Le modifiche introdotte