Incontro tra libri ed impresa con Carola Messina, presidente Robin Edizioni


Intervista a Carola Messina, fondatrice e direttore di con.testi organizzazione eventi e comunicazione, presidente della Robin Edizioni.

D: Carola, iniziamo parlando di una donna forte, coraggiosa, caparbia e di carattere, cosa vuoi raccontare di te ai lettori del CQ24?

R: sono nata a Roma, ma vivo a Torino da sedici anni, ho messo su quindici anni fa la mia azienda, che non è una casa editrice, ma è un’agenzia di organizzazione eventi e comunicazione, si chiama Contesti e la dirigo insieme ad un socio. La mia formazione invece è prettamente editoriale, perché quando ho cominciato a lavorare, a vent’anni, ho cominciato in casa editrice, e quindi ho fatto la mia gavetta lì, e adesso da quasi tre anni ho ripreso in mano anche la casa editrice che il mio papà ha fondato nel 1989, e con lui sto lavorando alla direzione della stessa riprendendo cose che avevo lasciato tempo fa e che adesso sto rimparando a fare. Nel frattempo ho avuto due bambini e quindi questa sono io in questo momento.

D: Questa sei tu… e nel frattempo hai avuto due bambini tra un impegno e l’altro? (sorridiamo insieme)

R: eh si! Diciamo che quando hai una vita professionale attiva, diventa complicato avere bambini, come tutte le donne impegnate professionalmente ben sanno, però è una tale ricchezza che vale la pena in ogni caso.

D: In generale, per la donna è un continuo sgomitare per emergere, quasi in ogni campo, tu come ti trovi nel mondo editoriale?

R: in generale si, ma il mondo editoriale per quanto riguarda l’editoria indipendente, di cui la nostra casa editrice fa parte, è un mondo invece molto, molto al femminile. Ci sono tantissime editrici donne e le redazioni sono piene di figure femminili importantissime, che lavorano sia nella comunicazione ma anche nella redazione, e nella selezione dei testi. Anche nelle case editrici importanti, come l’Einaudi, per esempio, la selezione dei testi italiani è affidata a due donne molto forti e coraggiose. Insomma diciamo che il mondo editoriale è un mondo particolare rispetto ad altri mondi che hanno a che fare con la produzione e con l’industria. Certo poi, i proprietari dei grandi gruppi editoriali spesso sono uomini, ma questo fino ad un certo punto, diciamo che questo è un mondo dove si sgomita meno per emergere da questo punto di vista, e quindi non faccio fatica a trovarmi a mio agio, ci sono cresciuta e, devo dire che non lo trovo faticoso, sono altri sicuramente i mondi più complessi dal punto di vista del genere femminile.

D: Sappiamo che non è semplice portare i lettori dalla parte della lettura su carta, adesso che ormai tutto è web e che tutto è informatico, l’editoria da questo punto di vista ne risente oppure…?

R: in realtà è abbastanza articolata la risposta. Perché da un certo punto di vista si è cercato di aprire al mercato degli e-book, noi anche lo abbiamo fatto. Per un periodo abbiamo fatto solo alcuni testi sia in cartaceo che in e-book, poi per un periodo abbiamo ampliato a tutti i libri che pubblicavamo cartacei anche la pubblicazione in e-book, adesso siamo tornati a fare una selezione, perché in realtà, l’e-book, rispetto ai paesi anglosassoni, e Stati Uniti in particolare, in Italia non ha attecchito come si pensava, e questo perché fondamentalmente i lettori che leggono e comprano i libri, che sono una percentuale molto minima purtroppo, amano ancora anche l’oggetto libro, amano comprare la carta stampata.

D: L’odore della carta insomma…

R: Si, si l’odore della carta. Quando arrivano i libri nuovi in casa editrice, la prima cosa che fa chiunque ci lavori è aprire e annusare l’odore del libro nuovo, quindi io capisco perfettamente che, chi ama leggere, ama anche l’oggetto, e l’e-book non è la stessa cosa seppure quest’ultimo permetta di comprare molti più libri perché ha costi più bassi. L’e-book è più facile, non devi andare neanche in libreria, ha sicuramente dei vantaggi, ma evidentemente sono vantaggi che chi compra libri cartacei ancora non ritiene fondamentali. D’altro canto, l’aspetto comunicativo del web invece, ha fatto sicuramente del bene, perché ti dà la possibilità di comunicare le uscite, le presentazioni, le recensioni che eventualmente escono ed arrivano ad un pubblico molto molto più ampio di quanto si potesse fare prima, e questo è sicuramente un aiuto, per cui, i social se usati bene sono un veicolo importante. Quello che aiuta anche, dal punto di vista del web, sono i venditori (come Amazon per esempio) che per gli editori sono un veicolo importante, perché c’è tanta gente che non va più in libreria e che anche il libro cartaceo lo compra via internet. Per cui, noi molte le vendite le facciamo così, questo però d’altro canto, crea un grosso problema alle librerie, che sono in teoria nostri alleati, perché senza le librerie i libri non si vendono, ma se in libreria non si vende e prende piede tra i lettori l’acquisto online, alcune librerie piccole e indipendenti fanno fatica e ne risentono, e risentono soprattutto della grande distribuzione, come le grandi catene librarie. È complesso e sfaccettato questo contesto, come dire “luci e ombre” del web ecco…

D: Avete un criterio, una preferenza come casa editrice, nella selezione dei testi e degli autori?

R: noi sostanzialmente abbiamo sempre avuto come criterio quello di scegliere testi non conosciuti, oppure testi di autori conosciuti ma inediti in Italia, e non pubblicati da tantissimo tempo, per cui, per gli autori italiani facciamo un grande lavoro di ricerca attraverso i manoscritti che ci arrivano, che sono cinquecento all’anno e anche di più, e che leggiamo tutti, perché abbiamo un gruppo di collaboratori lettori molto bravi e attenti, e quindi possiamo permetterci di leggere tutti quelli che ci arrivano e di questi ne selezioniamo forse il 5%, e possono essere o trattare di argomenti svariati, però devono avere un livello letterario più che buono, raccontare una storia che secondo noi è una storia universale e non che racconti del proprio ombelico fondamentalmente ecco… E poi invece per gli stranieri, facciamo un lavoro dove selezioniamo autori molto noti, dove andiamo a scovare quelle particolarità o gli scritti che nessuno conosce, o che non vengono pubblicati da tanto tempo e quindi, facciamo un lavoro di ricerca in questo senso. Lavori che hanno ancora un pubblico attento, non le migliaia di persone indubbiamente, però un pubblico che funziona.

D: A livello anche economico quindi?

R: a livello anche economico, si! Hai ragione a sottolinearlo, perché poi l’importante, è anche che nella valutazione dei testi che si scelgono, purtroppo in parecchi casi si deve tenere conto della commerciabilità. Non puoi scegliere soltanto quello che a te piace, o perché pensi sia un capolavoro, devi anche immaginarti che le persone abbiamo anche voglia di comprarlo, perché comunque, la casa editrice è un’azienda e si deve mantenere e deve mantenere le persone che ci lavorano.

D: Ti faccio una domanda cattivella allora. La poesia è un genere particolare, di nicchia, con lettori e mercato molto ridotto rispetto al romanzo o altri generi. Voi, come casa editrice, se arriva il manoscritto di un romanzo e una raccolta poetica, cosa scegliete?

R: tendenzialmente scegliamo il romanzo, però la poesia non la scartiamo a priori, perché abbiamo persone esperte di poesie, che peraltro, il problema della scelta non è solo perché la poesia si vende meno o il romanzo si vende di più, ma perché bisogna essere onesti e dirsi “ io per esempio non sono in grado di giudicare una raccolta poetica di valore, mentre un romanzo sono come dire abituata a farlo”.

D: C’è da dire che oggi come oggi tutti si sentono e credono poeti…

R: esatto! appunto! e in realtà, in generale tutti si credono scrittori. La gente, purtroppo, scrive più di quanto non legga, e questo si vede poi nella qualità della scrittura. Sulla poesia è ancora più difficile, perché io ho letto i grandi classici, mi sono appassionata e alcune cose mi appassionano molto, ma la poesia contemporanea non sono in grado di giudicarla, quindi bisogna avere anche qualcuno che sia in grado di farlo e sappia dare un parere… poi si può sempre sbagliare, per carità, perché la lettura è sempre soggettiva in qualche modo, però qualche conoscenza bisogna averla. Noi abbiamo la fortuna di avere persone capaci in questo, per cui, qualche volta dei testi di poesia li pubblichiamo. Abbiamo una piccola collana di poesia, dove ogni tanto rientrano le pubblicazioni che hanno i requisiti, ma sono a fondo perduto, nel senso che ne vendiamo davvero pochissime, però di quelle pubblicate vale davvero la pena di averle.

D: Allora, ti ho chiesto di te, ti ho chiesto della tua azienda, so che hai due bambini e come sappiamo tutti il web vince sulla lettura. La lettura sta passando di moda, perché il web offre gioco, è meno impegnativo anche se meno formativo, e offre velocità anche nello studio diciamo… cosa vedi nel futuro dei bambini che si avvicineranno alla lettura domani, e cosa pensi potrebbe accadere?

R: allora, il punto è che fino ad una certa età, i bambini ancora oggi culturalmente, e per fortuna, anche grazie a una scuola che fino a una certa età funziona, cioè, tutto ciò che riguarda il mondo dei piccolissimi, secondo me, fino alla fine delle elementari c’è un approccio alla lettura molto sano e molto giocoso, molto attento, il vero dramma scatta dalle medie in avanti, e in questo sicuramente le tecnologie, le nuove tecnologie, i cellulari prima di tutto, non aiutano. Il problema è che ci vorrebbe un lavoro culturale su questo aspetto, perché è un discorso complessivo e generale, su quanto valore si dà alla cultura, all’attenzione nell’informarsi, alla capacità di fermarsi e non correre sempre appresso a qualcosa. Per cui, leggere vuol dire fermarsi, sedersi, aprire un libro e magari stare mezz’ora o un’ora a fare qualcosa invece che correre da una parte all’altra. Culturalmente questa cosa noi non la stiamo sviluppando per niente, a livello italiano, ma forse neanche europeo. La scuola, il lavoro degli insegnanti, ci sono ormai famiglie che non hanno neanche un libro in casa, insomma, secondo me, il lavoro culturale, politico, non in senso assolutamente schierato, ma politico in senso generale. Bisognerebbe che fosse la politica ad investire nella valorizzazione della cultura e della scuola, cosa che nessuno sta facendo.

D: Anche dare una mano alle aziende come la vostra, per andare avanti visto che ora più che mai è particolarmente in salita?

R: assolutamente si! bisognerebbe fare una politica di incentivi alle aziende che si occupano di cultura, come le case editrici, bisognerebbe riuscire ad evitare situazioni come quella italiana, dove c’è forte concentrazione nella distribuzione libraria, che spesso sono gli stessi proprietari, per cui giustamente se una casa editrice possiede anche una catena di librerie e possiede una distribuzione, la prima cosa che fa è distribuire i propri libri, però questo vuol dire che il 70% delle altre case editrici che non hanno la stessa potenza, la stessa forza economica in libreria neanche ci arriveranno, e questo è un compito generale, della collettività, della politica, fare in modo che questo non accada. Singolarmente puoi far molto lavoro, molta ricerca, cercare di stare a galla come azienda, ma c’è bisogno di un supporto generale che non c’è.

Ringraziamo Carola Messina, per il tempo dedicato, per la grande disponibilità e la grande professionalità dimostrata.
Fonte: Corriere quotidiano – Incontro tra libri ed impresa con Carola Messina, presidente Robin Edizioni