Cos’è la “Via della seta”, il progetto cinese che unisce tre continenti


(Afp)

Via della Seta, un treno che collega Linfen all’Italia

Un maxi-progetto per la connessione infrastrutturale di tre continenti, del valore di oltre mille miliardi di dollari, e che oggi conta 152 paesi aderenti, secondo gli ultimi calcoli di Pechino. Sono alcuni numeri dell’iniziativa Belt and Road, lanciata dal presidente cinese, Xi Jinping, nel 2013, pochi mesi dopo l’inizio del suo primo mandato come presidente della Repubblica Popolare Cinese, cominciato nel marzo precedente.
L’iniziativa nasce da un suo annuncio, pronunciato alla Nazarbayev University di Astana, in Kazakistan, nel settembre 2013. Un anno e mezzo dopo, nell’aprile 2015, il progetto ha assunto connotati più precisi, con sei “corridoi” economici sui quali svilupparsi: secondo stime di allora, l’iniziativa valeva 900 miliardi di dollari.
Due anni più tardi, sono stati aggiunti altri 113 miliardi di dollari (780 miliardi di yuan di allora) di finanziamenti, annunciati a Pechino dal presidente cinese, in occasione del primo forum internazionale sulla Belt and Road Initiative: all’evento l’Italia partecipò, unico Paese del G7, a livello di primo ministro, con l’allora premier Paolo Gentiloni.
Scheda: Cos’è la nuova Via della seta

Un secondo forum sull’iniziativa cinese è previsto, sempre a Pechino, per il mese prossimo. L’interesse italiano riguarda soprattutto il versante marittimo dell’iniziativa, con i porti del nord Adriatico, e in particolare Trieste, in prima fila. Il sostegno italiano all’iniziativa è proseguito anche con l’esecutivo attuale.
La visita di Di Maio e i progetti cinesi
Il vice presidente del Consiglio, Luigi Di Maio, ha già effettuato due visite in Cina. In occasione della sua presenza a Shanghai per l’inaugurazione della prima China International Import Expo, Di Maio aveva sottolineato l’importanza dell’iniziativa lanciata da Xi per l’Italia. L’adesione all’iniziativa, disse, è “un’occasione per incrementare ulteriormente i rapporti tra le nostre aziende e quelle cinesi”.
L’iniziativa può contare su alcuni progetti che già oggi stanno contribuendo a ridisegnare lo scacchiere globale. Il più noto è il Corridoio economico Cina-Pakistan, che ha un valore di 62 miliardi di dollari, e che vede nel porto pakistano di Gwadar uno sbocco primario per l’accesso all’Oceano Indiano.
Sempre in Asia, un altro punto focale dell’iniziativa riguarda il completamento dei lavori della condotta petrolifera che unisce Cina e Myanmar, definita come “la quarta via energetica cinese”, dopo quelle che attraversano la Russia, l’Asia centrale e lo stretto della Malacca.
Anche l’Africa riveste un ruolo importante nell’iniziativa: la stampa cinese ha salutato come un successo degli “standard cinesi” il completamento della ferrovia che collega Addis Abeba e Gibuti, in Africa orientale. Proprio a Gibuti, la Cina ha anche aperto la sua prima base navale all’estero, in un altro punto chiave delle rotte marittime.
Il risultato più significativo, a oggi, dello sviluppo del versante marittimo dell’iniziativa è stata l’acquisizione di un quota di controllo del porto del Pireo, in Grecia, da parte del gigante delle spedizioni marittime cinese, Cosco. Sul versante ferroviario, nel 2017 è stata aperta la prima tratta che collega Cina e Gran Bretagna all’interno dell’iniziativa, mentre tre anni prima, è stata inaugurato il percorso che giunge in Cina da Madrid.
La città di Duisburg è spesso considerata il più importante snodo ferroviario in Europa per i treni merci in partenza dalla metropoli sud-occidentale cinese di Chongqing. Tra i bracci finanziari che sostengono l’iniziativa di Xi, ci sono alcune policy banks cinesi, come la China Development Bank, fondata nel 1994 e sotto la diretta guida del Consiglio di Stato, il governo cinese, che ha come principale azionista il ministero delle Finanze, e che si occupa di fornire strumenti finanziari a medio e lungo termine per le strategie di sviluppo economico e sociale della Cina.
La Belt and Road più contare anche su un fondo sviluppato ad hoc, il Silk Road Fund, che in Italia detiene il 5% di Autostrade. Nato ufficialmente il 29 dicembre 2014, il Silk Road Fund conta tra i suoi investitori i nomi più importanti della finanza cinese: la State Administration of Foreign Exchange, il fondo sovrano (China Investment Corporation) e due delle maggiori banche cinesi, Export-Import Bank of China e China Development Bank.
Il Silk Road Fund si dedica a investimenti in progetti di sviluppo nei Paesi toccati dall’iniziativa Belt and Road “per assicurare la stabilità finanziaria a medio e lungo termine e ritorni ragionevoli sugli investimenti”, secondo quanto spiega sul proprio sito web lo stesso fondo cinese. Ad appoggiare l’iniziativa di connessione infrastrutturale euro-asiatica voluta da Xi c’è anche l’Asian Infrastructure Investment Bank, guidata da Jin Liqun, e inaugurata ufficialmente nel gennaio 2016 a Pechino, alla presenza dello stesso Xi.
La Aiib conta oggi 93 Paesi membri: l’Italia è stata tra i primi Paesi ad aderire all’istituto finanziario, di cui è membro non regionale dal 2015. 
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Fonte: Corriere quotidiano – Cos’è la “Via della seta”, il progetto cinese che unisce tre continenti